all’aereoporto
karzai e massoud mi guardano dai lati del monumento all’aviazione, ai bordi del viale che porta a kabul
la guerra è dappertutto
il viaggio nel nissan dura poco e io cerco di respirarla kabul
di farmela bastare cazzo
perchè mi dicono che per oggi non sono previste uscite, si rimane tappati nel compound
perchè? chiedo
mi mostrano un foglio
leggo veloce per non perdere neanche una pietra di kabul che mi scorre dal finestrino:
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Consular Section
U.S. Embassy Kabul
Warden Message
March 6, 2006
VBIED Attack
A vehicle-borne improvised explosive device (VBIED) exploded this morning in an attack against an Afghan parliamentary official. The U.S. Embassy has placed the area of the attack–between the Intercontinental Hotel and the Loya Jirga–off limits for official Americans. As always, the Embassy recommends that all American citizens in Afghanistan maintain a high level of vigilance, and avoid unnecessary travel. The Embassy particularly recommends that U.S. citizens in all parts of Afghanistan avoid traveling alone at any time.
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ne ho tanta voglia, ma devo farmi bastare il finestrino
scatto una sola foto dal vetro del nissan, la prima:
arriviamo al compound: fango e un pò di neve
insieme agli altri mi tolgo le scarpe, un bel paio di nuove air 8000
saranno la mia salvezza e la mia disperazione..
la casa è su due piani: una grande sala al piano terra e la cucina
al piano superiore un bagno e tre stanze da letto
ci sediamo per terra nella sala, sui cuscini
tè, pane e mandorle glassate
io prendo tre o quattro tazze di tè: un tè verde dolcissimo
sarà il mio unico alcool per molti giorni
mi dicono che io non dormirò nell’edificio principale: mi hanno sistemato nella dependance al lato della costruzione principale, la vecchia casupola della servitù
fieri mi annunciano che ho anche il televisore, ma non posso accenderlo perchè non c’è corrente e farei surriscaldare il generatore a gasolio
la dependance è una stanza piccolina con il bagna a fianco, ho un televisore, due sedie, un armadio ed un letto molto basso
fa molto freddo: più freddo dentro che fuori
mi sistemo
stendo il sacco a pelo sul letto, la custodia dice +10/-15°C: speriamo bene
a cena abbiamo montone, pane, tè dolcissimo, acqua minerale, fagiolini, arance
si cena al tavolo: nessuno mangia seduto su una sedia in afghanistan, ma noi non siamo afghani
apprezziamo la compagnia di najib la guida (occhialuta copia afghana di groucho marx)
di farid a doud, i factotum guardie armate e autisti
e di naquibulla il giovane vice guida
tutti loro cenano seduti per terra
dopo cena esco a fumare ed offro una marlboro a farid: non è di molte parole ma è bellissimo, un pashtun trentenne ex mujaheddin ed ex sergente di massoud nel panshir
ci sestemiamo sui tappeti tra i cuscini,
scorrono litri e litri di tè dolce: due grossi termos finiscono in un’ora
approfondiamo la coscenza e discutiano il programma per domani
siamo tutti un pò stanchi e presto la compagnia si scioglie: goodnigth
sono perplesso e preoccupato per il freddo del mio pied-à-terre
non c’è luce e mi muovo con una torcia elettrica
mi lavo i denti, la faccia e poche altre cose: l’acqua è ghiacciata
mi chiudo a chiave come ordinatomi da najib
accendo due candele (grandiosa idea quella di portare le candele!!)
sistemo il sacco a pelo: adagio una coperta di lana sopra, una sotto, mi infilo i pantaloni felpati, la maglietta di seta e il cappello
cerco di chiudere il sacco:
le dita sono dei ghiaccioli
invento un nuovo aforisma sull’esistenza di qualsiasi dio
fumo due sigarette aspettando che il corpo scaldi l’interno ghiacciato del sacco
le candele!
chi cazzo spegne le candele adesso?
no
io le lascio spegnere
no cazzo
mi sfilo dal sacco
nuovo aforisma sulla grazia della madre di dio
mi reinfilo nel sacco e provo piacere
.
.
.
.
non dormo
mi pungono da sotto al letto aghi ghiacciati
non dormo
fa freddo, freddissimo
.
.
.
.
sono le due
mi sfilo dal sacco
in piedi mi avvolgo nella coperta di lana
mi reinfilo nel sacco: va un pò meglio
mi addormento per un’ora o due
mi sveglio che è l’alba
ci sarà qualcuno in casa?
esco?
no.. rimango ancora un pò
molto freddo
.
.
decido di uscire
al bagno la pipi fuma
mi infilo le scarpe infangate senza allacciarle
mi incappuccio e attraverso il pezzo di stradina battuta che separa il pied-à-terre dalla casa principale
e aperto: la cucina è aperta!
c’è farid che scalda l’acqua e lessa le uova per colazione
me ne offre una: buona, calda
tè dolce bollente
mi siedo davanti alla stufa-cucina preparata con un vecchio bidone di latta
cold.. very cold! dice farid
mi assopisco
.
.
.
arrivano gli altri si comincia a far colazione
arriva anche najib: lui dorme a casa, dall’altra parte della città
il sole è già abbastanza alto
altro tè dolce meno bollente
mi dicono che è tornata la corrente e hanno acceso gli scaldabagni elettrici: doccia.. doccia!!
sono tutti pronti, si parte tra mezz’ora: corro al mio pied-à-terre
doccia..
mi cambio, preparo le macchine fotografiche, due rulli da 400 a sinistra e due da 125 a destra, la leica al collo, le nikon in borsa:
sto molto meglio, molto meglio
nella stanza c’è puzza di fumo, meglio aprire le finestre per un attimo
apro le spesse tende bianche della stanza: cazzo! cazzo!!
la finestra era aperta per metà
cazzo!!
cazzo!!
chiudo ed esco riformulando alcuni degli aforismi ideati nella notte
aprono il cancello: kabul
attraverso la strada:
prendo la leica
1/125 f/8
si comincia:

